Se prendi un anticoagulante come la warfarina, l’aspirina o il clopidogrel, e stai pensando di provare il ginkgo biloba, fermati un attimo. Questo integratore erboristico, usato da secoli per migliorare la memoria e la circolazione, potrebbe aumentare il rischio di emorragie. Non è una teoria lontana: è un pericolo reale, anche se la scienza non è ancora del tutto d’accordo.
Cosa è il ginkgo biloba?
Il ginkgo biloba è un estratto standardizzato dalle foglie dell’albero di ginkgo, una pianta che esiste da oltre 270 milioni di anni. È uno dei pochi rimedi naturali con una lunga storia di uso clinico in Occidente. La versione più studiata si chiama EGb 761: contiene il 24% di flavonoidi e il 6% di lactoni terpenici, e rappresenta circa il 70% di tutti gli integratori di ginkgo venduti nel mondo. Negli Stati Uniti, circa 12 milioni di persone lo assumono ogni anno, spesso per migliorare la concentrazione o contrastare i sintomi dell’invecchiamento.
Ma qui sta il punto: non tutti i prodotti di ginkgo sono uguali. Quelli non standardizzati, comprati online o da fonti poco affidabili, possono contenere dosi variabili di sostanze attive, o addirittura contaminanti. E questo cambia tutto quando si parla di interazioni con farmaci.
Come funziona il ginkgo con il sangue?
Il ginkgo biloba non è un anticoagulante come la warfarina. Non agisce direttamente sui fattori di coagulazione. Ma ha due effetti che possono essere pericolosi insieme a farmaci che fluidificano il sangue:
- **Inibisce l’aggregazione piastrinica**: blocca le piastrine dal “incollarsi” tra loro, un passo chiave nella formazione dei coaguli.
- **Influenza l’enzima CYP2C9**: questo enzima metabolizza la warfarina. Se il ginkgo lo altera, la warfarina può rimanere più a lungo nel sangue, aumentando il suo effetto.
Questo significa che anche se non “assomiglia” a un anticoagulante, il ginkgo agisce in modo simile. E quando lo combini con farmaci che fanno lo stesso lavoro, il rischio di emorragia cresce.
Quali farmaci sono a rischio?
Non tutti gli anticoagulanti hanno lo stesso livello di rischio. Ecco i principali:
- Warfarina (Coumadin, Jantoven): interazione ad alto rischio. Il ginkgo può aumentare il tempo di protrombina (INR), portando a emorragie anche gravi. Alcuni casi documentati includono emorragie cerebrali.
- Clopidogrel (Plavix): interazione moderata. È un antiaggregante piastrinico, e il ginkgo ne potenzia l’effetto. Uno studio del 2020 ha trovato che il 2,61% delle prescrizioni di clopidogrel includevano anche ginkgo.
- Aspirina: interazione moderata. Anche se alcuni studi controllati non hanno trovato effetti significativi, i casi clinici riportano sanguinamenti gastrointestinali e cutanei quando i due sono assunti insieme.
- Anticoagulanti orali diretti (DOACs): come rivaroxaban, apixaban, dabigatran. Il rischio è meno chiaro, ma un’indagine del 2020 ha mostrato che il 18% dei pazienti che assumevano DOACs usavano anche ginkgo. Questo è un segnale d’allarme.
Non dimenticare altri integratori con effetti simili: l’aglio, il danshen, l’olio di enotera. Se ne prendi più di uno, il rischio si somma.
La scienza è divisa. Cosa fare?
Ecco il punto più difficile: la letteratura scientifica è contraddittoria.
Da un lato, studi controllati come quelli di Izzo nel 2008 hanno trovato nessun effetto clinicamente rilevante quando il ginkgo era assunto con aspirina o warfarina. Questi studi usavano EGb 761, il prodotto standardizzato.
Dall’altro, i casi clinici riportati all’FDA tra il 2008 e il 2020 mostrano 18 segnalazioni di emorragie legate al ginkgo. E quasi tutti riguardavano prodotti non standardizzati. Il problema non è il ginkgo in sé, ma la sua variabilità.
La Mayo Clinic e GoodRx consigliano di evitarlo completamente con la warfarina. Il Cleveland Clinic lo classifica come controindicato. Ma l’American Society of Health-System Pharmacists lo definisce un rischio “teorico”, perché non c’è prova solida di danno nei trial controllati.
La verità è questa: se hai un rischio di emorragia (anziano, storia di ulcera, interventi chirurgici recenti), non puoi permetterti di giocare d’azzardo. La scienza non ha ancora dato una risposta definitiva, ma i casi gravi esistono. E quando il sangue è coinvolto, meglio prevenire che curare.
Cosa dicono i professionisti?
Un sondaggio del 2022 su 500 farmacisti americani ha mostrato che il 78% discute regolarmente con i pazienti del rischio di interazione. Il 63% suggerisce di interrompere il ginkgo prima di un intervento chirurgico.
Le linee guida dell’American Society of Anesthesiologists consigliano di fermare tutti gli integratori con effetto antipiastrinico almeno 2 settimane prima di un intervento. Alcuni esperti, come il Dr. Michael Murray, dicono 36 ore. Altri, come il Dr. Tieraona Low Dog, insistono sulle due settimane.
Perché questa differenza? Perché il ginkgo agisce sulle piastrine, e il loro turnover è di 7-10 giorni. Perché il rischio non è immediato, ma accumulativo. Se lo prendi da mesi, il suo effetto è cumulativo. E non basta fermarlo il giorno prima dell’operazione.
Cosa devi fare, davvero?
Non c’è una regola universale. Ma ci sono passi concreti che puoi seguire:
- Parla con il tuo medico o farmacista prima di iniziare il ginkgo. Non aspettare che sia lui a chiederti. Porta con te la lista di tutti gli integratori che prendi.
- Se prendi warfarina, evita il ginkgo completamente. Non c’è margine di sicurezza. Il rischio non vale il beneficio.
- Se prendi clopidogrel, aspirina o DOACs, valuta con attenzione. Se hai una buona ragione per assumerlo (es. disturbi di circolazione cerebrale), chiedi un controllo dell’INR o di altri parametri di coagulazione prima e dopo l’inizio.
- Se devi fare un intervento chirurgico, fermalo almeno 2 settimane prima. Questo è il consiglio più sicuro, indipendentemente dal farmaco che prendi.
- Compra solo prodotti standardizzati (EGb 761 o equivalente). Controlla l’etichetta: deve indicare la percentuale di flavonoidi e lactoni. Evita marchi sconosciuti o prodotti senza dati di composizione.
La FDA ha ricevuto solo 18 segnalazioni in 12 anni. Ma ogni caso è un avvertimento. E quando si parla di sangue, un solo caso può essere troppo.
Le etichette stanno cambiando
Nel 2018, solo il 28% dei produttori di ginkgo metteva un avvertimento sulle interazioni con anticoagulanti. Nel 2023, erano il 42%. Questo non è un caso. È una risposta al crescente numero di segnalazioni, anche se i dati scientifici non sono conclusivi.
I sistemi informatici degli ospedali - come Epic e Cerner - ora segnalano automaticamente quando un paziente assume ginkgo insieme a un anticoagulante. Epic lo fa solo per la warfarina. Cerner lo fa per tutti. Questo mostra che i professionisti stanno reagendo, nonostante la mancanza di prove definitive.
Il messaggio finale
Il ginkgo biloba non è “pericoloso”. È un integratore con effetti reali, e per molte persone è utile. Ma quando si combina con farmaci che fluidificano il sangue, il rischio diventa reale, anche se non sempre misurabile.
Non è una questione di “sì o no”. È una questione di consapevolezza. Se prendi un anticoagulante, ogni integratore che aggiungi è un nuovo rischio. E il ginkgo è uno di quelli che non puoi ignorare.
Non ti dico di smettere di prenderlo. Ti dico di parlarne con chi ti cura. Di non assumere prodotti senza etichetta chiara. Di non pensare che “essere naturale” significhi “sicuro”.
Il sangue non scherza. E quando si tratta di anticoagulanti e integratori, meglio essere prudenti che fortunati.