Obblighi dei trattati internazionali: TRIPS e l'accesso ai farmaci generici

Pubblicato da Jacopo Martinelli
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Obblighi dei trattati internazionali: TRIPS e l'accesso ai farmaci generici

Il trattato TRIPS ha cambiato per sempre l'accesso ai farmaci

Prima del 1995, un paziente in India o in Thailandia poteva acquistare un farmaco salvavita per meno di 10 dollari al mese. Dopo l'entrata in vigore dell'accordo TRIPS, lo stesso farmaco costava fino a 1.000 dollari. Non perché fosse migliore. Ma perché ora era protetto da un brevetto internazionale.

L'Accordo sugli Aspetti dei Diritti di Proprietà Intellettuale Connessi al Commercio (TRIPS), entrato in vigore il 1° gennaio 1995, è diventato il quadro legale globale più potente per proteggere i brevetti farmaceutici. Creato nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), ha obbligato tutti i paesi membri a garantire almeno 20 anni di esclusiva commerciale per ogni nuovo farmaco. Questo ha trasformato l'industria farmaceutica da un settore con forte concorrenza a un monopolio globale.

Prima di TRIPS, molti paesi in via di sviluppo non riconoscevano i brevetti sui prodotti farmaceutici. L'India, per esempio, produceva e esportava medicine generiche a costi irrisori. Nel 2001, un trattamento per l'HIV costava 10.000 dollari all'anno negli Stati Uniti. In India, lo stesso trattamento costava 350 dollari. Dopo TRIPS, i produttori indiani dovettero smettere di copiare i farmaci brevettati. E i pazienti in Africa, Sud America e Asia cominciarono a morire perché non potevano permettersi i farmaci.

Le flessibilità di TRIPS: diritti sulla carta, impossibilità nella pratica

L'accordo non è completamente rigido. Nel 2001, i paesi membri dell'OMC hanno firmato la Dichiarazione di Doha, che riconosceva che la salute pubblica ha la precedenza sui brevetti. In teoria, un paese può emettere una licenza obbligatoria: permettere a un produttore locale di fabbricare un farmaco generico senza il consenso del titolare del brevetto, se c'è un'epidemia o una crisi sanitaria.

Ma qui inizia il problema. La licenza obbligatoria deve essere usata principalmente per il mercato interno. Se un paese non ha una produzione farmaceutica, non può importare generici da un altro paese che li produce in modo legale. Questo ha lasciato milioni di persone senza accesso. Per esempio, il Malawi non ha impianti per produrre antiretrovirali. E non poteva importarli da India o Brasile, perché TRIPS lo proibiva.

La soluzione sembrava arrivare nel 2005, con un emendamento al TRIPS: l'articolo 31bis. Permetteva a un paese senza capacità produttiva di importare farmaci generici prodotti sotto licenza obbligatoria da un altro paese. Sembra semplice, no? In realtà, è un labirinto burocratico. Servono notifiche formali all'OMC, documenti legali, prove di necessità, accordi tra governi, e la garanzia che il farmaco non venga rivenduto altrove. E tutto questo deve essere fatto entro 15 giorni prima dell'esportazione.

Un solo caso riuscito in 15 anni

Fino ad oggi, l'articolo 31bis è stato usato una sola volta: nel 2008, il Rwanda ha importato da Canada un farmaco per l'HIV prodotto da Apotex. Il processo ha richiesto quattro anni. L'organizzazione Medici Senza Frontiere ha dovuto guidare il Rwanda attraverso ogni passaggio legale. Alla fine, il costo era ancora il 30% più alto di quello che avrebbe avuto se il Rwanda avesse avuto una propria fabbrica di farmaci.

Perché non è successo mai più? Perché i paesi hanno paura. La Thailandia ha emesso licenze obbligatorie per tre farmaci nel 2006: uno per l'HIV, uno per il cuore e uno per il cancro. I prezzi sono calati del 30-80%. Ma gli Stati Uniti hanno revocato i suoi benefici commerciali preferenziali. La perdita annuale? 57 milioni di dollari in esportazioni. Il Brasile ha fatto lo stesso con un farmaco per l'HIV nel 2007. È finito sulla lista nera degli Stati Uniti per due anni. Il Sudafrica ha tentato di introdurre licenze obbligatorie nel 1997. Trentanove aziende farmaceutiche hanno fatto causa. La pressione è stata così forte che il governo ha ritirato la legge.

Secondo uno studio del 2017, l'83% dei paesi in via di sviluppo ha mai emesso una licenza obbligatoria. Non perché non ne abbiano bisogno. Ma perché sanno che sarà un'impresa impossibile, e che potrebbe costare loro relazioni commerciali, investimenti o aiuti.

Un bambino africano di fronte a un labirinto legale di brevetti, con luci calde che illuminano la sua speranza.

Le licenze volontarie: una soluzione parziale

Per evitare i conflitti legali, alcune aziende farmaceutiche hanno creato il Medicines Patent Pool (MPP), un'iniziativa che permette a produttori di generici di ottenere licenze volontarie per produrre farmaci contro HIV, epatite C e, più di recente, COVID-19.

Il MPP ha aiutato 118 paesi a ottenere generici per 44 farmaci. Su 1.200 farmaci brevettati nel mondo, sono solo 44. E la maggior parte di questi sono limitati all'Africa subsahariana, anche se le malattie colpiscono anche in Asia e America Latina. Inoltre, il MPP non copre i farmaci più costosi, come quelli per il cancro o le malattie rare. Le aziende scelgono quali brevetti rilasciare. Non è un obbligo. È un favore.

Le clausole TRIPS-plus: il gioco si fa più duro

Non basta il TRIPS. Ora i paesi ricchi impongono clausole ancora più restrittive nei trattati bilaterali. L'accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Giordania del 2011 ha esteso i brevetti farmaceutici di 5 anni in più. Ha bloccato l'approvazione dei generici finché il brevetto non scade. Ha proibito l'importazione parallela. Ha reso più difficile per i governi usare le flessibilità.

Secondo l'OMC, 141 dei 164 paesi membri hanno adottato questo tipo di clausole. In media, hanno allungato i brevetti di 4,7 anni. Questo significa che un farmaco che sarebbe diventato generico nel 2025, ora lo sarà solo nel 2030. E durante quegli anni, i prezzi rimangono alti. Uno studio del 2019 ha stimato che queste clausole costano ai paesi in via di sviluppo 2,3 miliardi di dollari l'anno in spese farmaceutiche evitabili.

Una bilancia che pesa un cuore umano contro montagne di denaro e brevetti, con figure che cercano di raggiungere la vita.

La crisi del COVID-19 e il tentativo di cambiare le regole

Nel 2020, India e Sudafrica hanno chiesto un'eccezione temporanea al TRIPS per i vaccini e i trattamenti contro il COVID-19. La richiesta era semplice: permettere a tutti i paesi di produrre o importare generici senza paura di cause legali. Per un anno, il mondo ha discusso. Nel giugno 2022, l'OMC ha approvato un compromesso: solo i vaccini, non i farmaci né i test diagnostici. E solo per un periodo limitato.

Non è stato un successo. Molti paesi non hanno potuto produrre vaccini generici perché non avevano la tecnologia. Altri non lo hanno fatto perché non volevano rischiare di essere puniti dagli Stati Uniti o dall'Unione Europea. La soluzione più efficace è stata la donazione di dosi da paesi ricchi - ma solo dopo che milioni erano morti.

Il 2024, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha chiesto esplicitamente di riformare il TRIPS per garantire l'accesso tempestivo alle tecnologie sanitarie durante le emergenze. Ma finché le grandi aziende farmaceutiche guadagnano 1,42 trilioni di dollari all'anno - e i loro brevetti sono protetti da un sistema internazionale - il cambiamento sarà lento.

Il futuro: chi vincerà, i brevetti o la salute?

Oggi, 2 miliardi di persone non hanno accesso regolare ai farmaci essenziali. L'OMS stima che l'80% di questa carenza sia legata ai brevetti. I farmaci generici coprono l'89% delle prescrizioni negli Stati Uniti, ma solo il 28% nei paesi a basso reddito. Lo stesso farmaco, lo stesso principio attivo, lo stesso effetto. Ma in Africa, costa 100 volte di più.

La verità è che il TRIPS non è un errore tecnico. È un sistema progettato per proteggere i profitti. Le flessibilità esistono, ma sono state rese così complesse e rischiose che quasi nessuno le usa. Le licenze obbligatorie non sono illegali. Sono semplicemente troppo pericolose da usare.

Il mondo ha bisogno di un nuovo sistema. Uno che non ponga i brevetti al di sopra della vita. Che permetta ai paesi di produrre i farmaci di cui hanno bisogno, senza aspettare l'approvazione di un'azienda americana o europea. Che riconosca che la salute non è un bene commerciale, ma un diritto umano.

La battaglia non è finita. Ma finché i governi continueranno a temere le minacce commerciali, i brevetti vinceranno. E i pazienti continueranno a morire.

9 Commenti

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    Matteo Capella

    dicembre 17, 2025 AT 18:30
    Non è solo una questione di farmaci. È una questione di umanità. Se un brevetto ti impedisce di salvare una vita, allora il brevetto è sbagliato. Punto.
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    Davide Quaglio Cotti

    dicembre 18, 2025 AT 18:50
    Guarda... il TRIPS è come un palazzo di vetro costruito da chi ha i soldi per pagare il lucchetto... e poi si stupisce che gli altri non entrino. Le flessibilità? Sono le finestre... ma le hanno murate con la burocrazia e le minacce commerciali. Ecco il vero crimine: non è la legge, è l'uso che se ne fa. E il silenzio di chi può cambiare le cose.
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    Giuseppe Chili

    dicembre 19, 2025 AT 07:11
    Il problema non è solo che i paesi poveri non possono produrre farmaci... è che non possono nemmeno importarli legalmente senza passare attraverso un inferno burocratico che richiede più tempo di un trattamento. L'articolo 31bis è un sogno scritto da avvocati per avvocati. Nessun paziente in Malawi ha tempo per compilare moduli in inglese. E poi c'è il fattore paura: chi osa sfidare Big Pharma sa che non sarà solo una causa legale... sarà un'intera rete di pressioni politiche, economiche, diplomatiche. E i governi cedono. Perché è più facile cedere che lottare. E così muoiono in silenzio.
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    Giovanni Biazzi

    dicembre 19, 2025 AT 22:29
    Ma dai... è ovvio che se fai il farmaco tu lo vendi a 1000$... se lo fai in india lo vendi a 10$. Ecco la verità. I brevetti sono un modo per far soldi col dolore. E le licenze obbligatorie? Sono l'unico modo per dire basta. Ma i paesi ricchi fanno di tutto per bloccarle. E la gente muore. E loro fanno i bilanci trimestrali. Che schifo.
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    alessandro lazzaro

    dicembre 20, 2025 AT 14:53
    Interessante come il Medicines Patent Pool sembri una soluzione... ma in realtà copre solo il 4% dei farmaci brevettati. E solo per malattie che interessano i paesi poveri quando fanno notizia. Il cancro? Le malattie rare? Niente. Perché non fanno abbastanza profitto da giustificare una licenza volontaria. È un sistema che premia il profitto, non la salute.
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    nico tac

    dicembre 20, 2025 AT 22:39
    La verità è che il TRIPS non è un trattato commerciale... è un trattato di potere. Le clausole TRIPS-plus non sono errori... sono armi. E l'OMC non è un'organizzazione per il commercio equo... è un tribunale dove i paesi ricchi scrivono le leggi e i paesi poveri pagano le multe. Il COVID ha dimostrato una cosa: quando c'è un'urgenza, il mercato fallisce. E la scienza non è un bene privato. È un bene comune. Ma finché il profitto ha più voce della vita... non cambierà mai nulla. E la prossima pandemia? Sarà la stessa storia. Con un numero diverso di morti.
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    Nicolas Maselli

    dicembre 22, 2025 AT 14:08
    L'India ha fatto il lavoro sporco. Ha prodotto i farmaci a basso costo. Ha salvato milioni. Ma ora è costretta a smettere. Perché i brevetti contano più delle vite. E i paesi che vogliono importare? Non possono. Perché le regole sono scritte per fermarli. Non per aiutarli. È un sistema costruito per fallire. E nessuno lo ammette.
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    Emanuele Saladino

    dicembre 23, 2025 AT 01:45
    C'è qualcosa di profondamente malato in un mondo dove un farmaco che costa 10 dollari in India costa 1000 negli Stati Uniti... e nessuno si scandalizza. Perché non è un problema di scienza. È un problema di morale. E la morale di oggi è: chi ha i soldi, ha il diritto di vivere. Chi non li ha... si arrangi. E noi guardiamo. E diciamo che è normale.
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    Donatella Santagata

    dicembre 23, 2025 AT 15:30
    La proposta di riforma del TRIPS è irrealistica. I brevetti sono la base dell'innovazione farmaceutica. Senza di essi, nessuna azienda investirebbe miliardi in ricerca. Il problema non è il sistema... è la distribuzione. Occorrono meccanismi di solidarietà internazionale, non l'abolizione dei diritti di proprietà. La salute è un diritto, ma l'innovazione è un investimento. Non si può cancellare l'uno per salvare l'altro.

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